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domenica, 19 novembre 2017

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Comportamento e Comunicazione

Comportamento e comunicazione del gattoA differenza del cane che esprime in modo esuberante e spesso invadente le proprie emozioni, la comunicazione tra gatti è più discreta e, a un occhio poco attento e allenato, quasi impercettibile. Negli incontri ravvicinati i gatti utilizzano soprattutto i segnali visivi, comunicando il proprio stato d’animo attraverso la postura del corpo, la posizione e i movimenti della coda, delle orecchie e la dimensione delle pupille. Quando vogliono passare inosservati hanno un atteggiamento neutro: mantengono la coda eretta e distolgono lo sguardo dai presenti, raggiungendo in fretta un luogo meno affollato.

Oltre a essere tenuta “a candela”, la coda può essere piegata all’estremità, a punto interrogativo, quando, oltre a esprimere confidenza e amicizia, il gatto cerca di ottenere coccole e cibo dalla madre o dal compagno umano. Se è rilassato, la coda viene tenuta orizzontale o con una piega naturale verso il basso. Questa curvatura viene accentuata e la coda si gonfia, quando il gatto manifesta aggressività e minaccia, mentre la coda piegata verso l’alto segnala ansia e incertezza. Anche il movimento può essere parte integrante della comunicazione del gatto: la punta si agita nervosamente prima dello scatto nella caccia e quando il micio è irritato. La coda è rigida nel gatto che aggredisce, e viene scossa da destra a sinistra con ampi e veloci movimenti nel gatto sotto stress, come quando vorrebbe uscire di casa ma non osa avventurarsi sotto la pioggia scrosciante o teme un incontro con il cane.
Oltre alla coda, i segnali visivi più evidenti vengono trasmessi dalle espressioni del muso: fissare negli occhi l’avversario è un chiaro messaggio di minaccia, reso ancora più evidente dalle pupille strette a fessura, dai baffi protesi in avanti, dal collo incassato e dalle orecchie piegate di lato. La pupilla dilatata segnala invece paura e sottomissione; quando il gatto è rilassato e contento, gli occhi sono tenuti socchiusi e si intravede la terza palpebra. Erette e mobilissime come la coda, le orecchie indicano minaccia quando sono piegate dilato, paura se sono appiattite indietro, curiosità se puntate in avanti. Nei gatti tigrati la marcatura rende ancora più evidente i movimenti delle orecchie, per il contrasto tra le bande scure e una macchia più chiara sul lato esterno della pinna, che è evidentissima nella tigre e in molti feudi selvatici.
Rispetto al cane, il gatto non ha una mimica facciale molto espressiva, ma di certo la bocca aperta che esibisce la potente dentatura è una evidente dimostrazione dei rischi che corre chi si avventura oltre nella discussione. Per capire le intenzioni del gatto, è però utile osservare soprattutto l’atteggiamento del corpo, che denuncia in modo inequivocabile se il micio è arrabbiato o spaventato, sicuro o incerto, Il gatto pronto ad attaccare cerca infatti di sembrare più grande e forte, tenendo il corpo il più possibile sollevato dal terreno, con le zampe rigide, il pelo gonfio e avanzando lentamente verso l’avversario. Il gatto insicuro cerca invece di sembrare più piccolo e si prepara a difendersi raccogliendo la coda e le zampe vicino al corpo, accucciandosi a terra, pronto a rovesciarsi sulla schiena per respingere l’aggressore con le unghie e con i denti.
In situazioni meno drammatiche, il comportamento del gatto è molto meno rivelatore: piuttosto che rischiare uno scontro cercherà di allontanarsi inosservato e spesso sarà sufficiente uno sguardo più intenso e prolungato, un rapido movimento della coda o delle orecchie, un passo avanti o indietro, per risolvere un incontro. Oltre a esprimere aggressività, paura, ansia, il gatto può dimostrare anche confidenza, amicizia, affetto: sceglie di appisolarsi a poca distanza da noi, socchiude gli occhi quando lo guardiamo, ci viene incontro con la coda eretta; altri segnali sono ancora più diretti, come seguirci ovunque, attirare l’attenzione, cercare il contatto fisico, strusciarsi, leccare e mordicchiare, “fare la pasta” con le zampo. I segnali acustici, come quelli visivi, vengono utilizzati soprattutto quando gli animali sono vicini, per rafforzare il messaggio. Ringhiare, emettere un soffio simile a una raffica di mitraglia, comunicano aggressività e paura, così come il miagolio lamentoso dei maschi in amore, che si esibiscono in urlanti duelli, li suono più caratteristico del gatto è però il miagolio, che non ha un significato unico, ma può essere utilizzato in situazioni differenti. I gatti tendono a miagolare con più frequenza all’uomo piuttosto che agli altri gatti, ai quali rivolgono segnali più specifici. Si tratta forse di un comportamento che viene rinforzato nei primi mesi di vita del cucciolo, che ottiene attenzione, coccole e cibo quando miagola, e che potrebbe essere stato aumentato dalla domesticazione, Per animali tanto legati alla vista e alla parola come noi, un compagno muto è forse meno attraente di uno più vocale. In certe razze la tendenza a miagolare è decisamente marcata e può essere fastidiosa.
Un altro suono ben conosciuto e apprezzato dagli appassionati gattofili è il ronfare: i gatti comunicano fin dai primi giorni di vita il piacere e il benessere del contatto fisico ronfando in modo continuo. Si tratta di un suono “tattile”, che si trasmette al contatto con la madre o l’uomo come una leggera vibrazione.
I gatti timidi e quelli particolarmente felici possono cercare di accattivarsi un compagno ronfando in modo molto accentuato e ben udibile anche da una certa distanza, Ronfare, strusciarsi e tenere la coda sollevata sono anche segnali di pacificazione, che inibiscono l’aggressività dei presenti, e una richiesta di amicizia e di tolleranza, Il terzo sistema di comunicazione felina sarebbe del tutto sconosciuto all’uomo, non fosse per l’odore penetrante e tanto caratteristico dell’urina del gatto maschio. I segnali olfattivi vengono utilizzati sia negli incontri diretti, sia per comunicare a distanza. La comunicazione chimica avviene grazie alla produzione di sostanze odorose da parte di particolari ghiandole del corpo, le ghiandole sebacee e sudoripare, che nel gatto sono posizionate in punti strategici: sulla testa (mento, angoli della bocca), nelle zampe e nell’area perianale, e vengono diffusi strofinandosi, facendosi le unghie e spruzzando urina.

 

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