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domenica, 19 novembre 2017

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I Colori del Gatto

TABBY

L’antenato del gatto domestico, il gatto selvatico africano, è un piccolo felino longilineo, dal colore del pelo grigio agouti, ornato da sottili strisce verticali o macchie nere o marroni. Questo disegno viene comunemente indicato come tabby, tigrato, tigrè o soriano in italiano, I gatti antichi e moderni provenienti dall’Egitto presentano queste caratteristiche marcature, che sono diffuse anche tra i gatti comuni e tra i gatti di razza. Il tigrato è il mantello originale, il tipo selvatico, ma non è certo l’unica combinazione di colori conosciuta nel gatto domestico: nel Persiano sono state selezionate 180 diverse varietà di colore! Uno degli effetti più appariscenti della domesticazione, non solo nel gatto, ma in molti animali domestici, è proprio la comparsa di nuovi colori e disegni. Sotto la candida pelliccia di un Angora turco, i riflessi argentati di un Persiano chinchilla, e perfino lo spettacolare contrasto tra le punte scure e il corpo avorio di un Siamese, batte però un cuore tabby.

Malgrado le mutazioni e la selezione dell’uomo abbiano prodotto una grande varietà di mantelli, geneticamente il gatto rimane infatti un piccolo felino tigrato, come il suo progenitore selvatico. Il termine tabby deriva forse Attabiya il distretto di Baghdad, in Iraq, dove venivano prodotte le stoffe marezzate o, secondo altri autori, da una antica stoffa persiana di seta disegnata conosciuta con il nome di retabi. Il gatto tabby si presenta in quattro diversi disegni: tabby mackerel, tabby blotched, tabby spotted e Abissino.
Il tabby mackerel deriva il proprio nome dal termine inglese che indica lo sgombro, un pesce marino con un caratteristico disegno a strisce verticali nere su fondo grigio, I gatti tabby mackerel presentano infatti un disegno più o meno regolare a strisce scure su fondo agouti. Per mutazione, le marcature a strisce sottili e verticali diventano bande più grandi e simmetriche nel tabby blotched. Grazie a una mappa genetica della frequenza di questa varietà, è stato possibile seguire la sua diffusione storica e geografica: questa mutazione si verificò in Europa durante il Medioevo; la massima concentrazione di gatti tabby blotched si ha in Gran Bretagna, e nei Paesi che hanno avuto più contatti con il Regno Unito: l’Irlanda, la Bretagna e la Normandia francesi, la Nuova Zelanda, il Canada e l’Australia. Il tabby spotted è una variante del tabby mackerel, nel quale le strisce verticali si interrompono per formare macchie più o meno regolari. Il disegno a macchie è già presente nell’antenato selvatico e i gatti dell’Antico Egitto sono spesso rappresentati a macchie. Le marcature scure sono l’aspetto più appariscente dei gatti tabby, ma il loro mantello è in realtà un colore complesso, costituito da due componenti, una sovrapposta all’altra. Eliminando le strisce, le bande e le macchie diventa ben evidente il colore di fondo, un grigio mimetico, comune a molte specie di mammiferi, composto da peli con la base grigio-blu e la punta nera separata da una banda gialla, che viene chiamato agouti. Nell’Abissi- no, nel Singapura e in alcune altre razze e varietà, una mutazione provoca la scomparsa dei disegni scuri dal corpo, mantenendoli però sulle estremità, rivelando l’appartenenza genetica di questi gatti ai tabby. In queste razze le marcature sono meno evidenti nei gatti da esposizione, perché si tende a limitarle alla fronte e alla punta nera della coda.

 

 

NERO


Il nero uniforme è una delle prime mutazioni occorse nella colorazione dei gatti domestici, se non la prima in assoluto. Un gatto nero non è altro infatti che un gatto tigrato con i peli uniforme- mente neri. Anche nel leopardo è ben nota una forma melanica, la famosa pantera nera dei romanzi di Rudyard Kipling, che ha ispirato a selezione del gatto di razza Bombay.
Nel gatto domestico la diffusione di questa mutazione avvenne probabilmente molti secoli fa, grazie agli scambi commerciali lungo le rotte del Mediterraneo e alla grande abilità di navigatori dei Fenici. Dal nero solido deriva, per mutazione, il marrone, la forma diluita del marrone chiaro (lilac) e il marrone chiaro (cannella). Sempre dal colore nero deriva il blu (nero diluito).

BIANCO

Il bianco puro è da sempre un colore apprezzato, che però non si è molto diffuso tra la popolazione di gatti comuni, perché portatore di gravi patologie, come la sordità, alcuni tumori della pelle e minore capacità di accudire i gattini (probabilmente legata proprio alla sordità). Il gene dominante legato alla colorazione bianca maschera ogni altro colore, permettendo solo l’espressione del bianco. Un gatto bianco può quindi essere geneticamente di qualunque colore e solo l’accoppiamento permette di scoprire quali altri caratteri nasconde; può avere gli occhi blu, arancio o impari, I gatti completamente bianchi sono piuttosto rari, mentre sono comuni i gatti bicolori, nei quali il bianco si presenta in combinazione con qualunque altro colore. La genetica dei gatti bicolore è diversa, legata a un gene che agisce su alcune aree della pelle, impedendo la produzione dei pigmenti colorati. Gli effetti di questo gene sono piuttosto imprevedibili e i gatti bicolori si presentano dunque in molte combinazioni. Nei gatti di razza inizialmente era richiesto un disegno simmetrico, praticamente impossibile da selezionare; solo con una maggiore elasticità nel giudizio è stato possibile valorizzare queste varietà. La presenza del bianco può limitarsi a poche zone definite, come il muso, il mento, il collo e il collare, estendendosi fino a coprire le zampe anteriori e il petto. Il bianco può anche estendersi a tutto il corpo, con macchie di colore ben distribuite; nella colorazione Van, o Arlecchino le zone di colore sono limitate alle orecchie e alla coda, con piccole macchie sul corpo. Un gatto bicolore può essere anche completamente bianco! Nei gatti tricolore la pezzatura è arancione e nera, o nelle varianti di questi due colori (blu-crema, marrone-crema, lilac-crema). Per la presenza della colorazione a squama di tartaruga questi gatti sono sempre femmine.

ROSSO

Il rosso può avere due diverse origini: il rosso legato al sesso, o vero rosso, e il rosso non legato al sesso.
Nell’Abissino il colore è dovuto al gene per il marrone chiaro ed è quindi anche chiamato cinnamon o sorrel, e la varietà diluita fulvo o beige, a differenza del rosso diluito che è detto cream. Il vero rosso e il cream sono legati al gene per l’arancione “O”, che è portato dal cromosoma X. I gatti maschi ereditano il cromosoma X dalla madre e quello Y dal padre, e possono quindi avere un solo gene 0, che determina il colore arancione del fondo, con tigrature più scure. Le femmine ereditano due cromosomi X, che devono portare due geni 00 per dare un mantello rosso come nel maschio. I maschi rossi sono molto più comuni delle femmine, che esibiscono piuttosto la colorazione squama di tartaruga, tortieshell, abbreviato in tortie in inglese. Solo in rarissimi casi i maschi ereditano un cromosoma X in più, e possono quindi avere un mantello tartaruga (se ereditano i due alleli Oo), ma proprio questa anomalia ne provoca la sterilità.
Tutti i gatti rossi sono dei tabby: il gene a, non-agouti, non ha effetto sul pigmento rosso, I gatti di color rosso uniforme sono stati selezionati riducendo il contrasto tra il colore del fondo e quello delle marcature, che però sono molto spesso ancora evidenti sulla testa, la coda, le zampe e nei gattini anche sul corpo.
La mappatura della frequenza del rosso legato al sesso nella popolazione dei gatti domestici ha rivelato come questa mutazione sia probabilmente occorsa inizialmente in Turchia e Asia Minore, e si sia diffusa attraverso le vie di mare e di fiume nel nordest dell’Europa, dove è stata particolarmente apprezzata nelle isole scozzesi. La massima concentrazione di gatti rossi, oltre che in queste isole, si registra in Gran Bretagna, nella Bretagna francese, nella valle del Reno, in Sicilia, in Calabria e sulle costo del Nordafrica.

COLOURPOINT

La colorazione siamese, con le punte scure e il corpo color avorio, venne introdotta in Europa solo verso la fine del 1800, suscitando grande curiosità e interesse in tutti gli appassionati catofili. Lo spettacolare mantello del Siamese e i suoi bellissimi occhi blu sono determinati dall’azione di un gene che agisce sulla distribuzione del pigmento, addensandolo nelle aree dove la temperatura è inferiore: il muso, le orecchie, le zampe, la coda e i testicoli nei maschi, I gatti di tipo Siamese sono originariamente dei gatti neri, nei quali le estremità risultano però marrone scuro, detto seal, ma le punte possono presentare qualunque colore e disegno, ottenuti grazie a meticolosi accoppiamenti con altre razze a pelo corto.
Alla nascita i gattini sono bianchi e il colore si addensa nei mesi e negli anni successivi. Con il passare degli anni il corpo tende a scurirsi e questo limita molto la carriera espositiva, soprattutto dei Siamesi con punte di colore scuro. Il Siamese è stato utilizzato per introdurre il caratteristico mantello in altre razze, come il Persiano. L’effetto del gene è però più definito nei gatti a pelo corto e con la colorazione delle punte più scura; nei gatti a pelo lungo, la
maggiore protezione offerta dal mantello riduce infatti la dispersione di calore alle estremità, provocando quindi un minore contrasto tra il colore del corpo e quello delle punte. Nelle razze cosiddette “naturali”, il mantello colourpoint è escluso dallo standard perché indica l’incrocio con gatti di tipo Siamese e quindi con un’altra razza, Il gene Siamese può provocare anomalie nella vista, anche negli esemplari che non presentano strabismo. L’allevamento selettivo ha però ridotto questa patologia.

CHINCHILLA

I mantelli ombreggiati sono conosciuti fin dal 1800 e apprezzati soprattutto nelle razze a pelo lungo. Le due varietà presenti all’epoca erano il silver tabby (il tigrato argentato) e lo smoke. La comparsa nel mondo degli allevatori del primo esemplare con una colorazione chinchilla, un Persiano di allevamento inglese chiamato “Silver Lambkin”, suscitò grande entusiasmo, segnando l’inizio dei programmi di selezione di questa tonalità. I primi chinchilla erano molto più scuri dello standard moderno, con marcati anelli sulle zampe, tanto da essere spesso confusi e giudicati con i silver; gli esemplari moderni sono quasi bianchi, avvolti da un leggerissimo riflesso argentato. Il riflesso diventa più accentuato nella varietà silver shaded, si accompagna alle marcature tigrate nel silver tabby ed è quasi nero nello smoke. Questa colorazione è causata dalla presenza del pigmento colorato solo sulla punta del pelo, un effetto chiamato tipping, dall’inglese tip, punta. Nel chinchilla il tipping copre 11/8 del pelo, quasi solo la punta. Nella varietà silver shaded il tipping aumenta a 1/3 del pelo. Nel silver tabby i peli delle marcature tabby sono quasi completamente colorati, solo la radice è chiara, mentre i peli del fondo sono meno pigmentati; ne risulta un fondo grigio-argento, con marcature molto scure e contrastate. Nello smoke il mantello appare nero quando il gatto è fermo, ma il movimento rivela la smagliante radice bianco-argentata. Il pigmento
si deposita infatti su tutto il mantello fino quasi alla radice, che rimane però bianca. Il nero è il colore più conosciuto, ma il tipping può manifestarsi con qualunque colorazione e disegno, sia nei gatti a pelo lungo sia in quelli a pelo corto. Quando il colore del tipping è rosso o crema prende il nome di cameo, diviso in tre varietà, corrispondenti al grado di pigmentazione: shell cameo corrisponde al chinchilla, shaded cameo e smoke cameo. I gatti golden shaded presentano una colorazione del tut‘tf to simile, con le punte colorate di scuro, ma la radice e il sottopelo sono di un caldo color albicocca, che combinato con il nero produce un effetto dorato. In questo caso però non agisce il gene che impedisce la colorazione di una parte del pelo, ma un gene che provoca l’aumento dell’estensione e del pigmento nella banda gialla del mantello agouti.

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