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domenica, 19 novembre 2017

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Vita sociale dei Gatti

vita sociale del gattoI Felidi non hanno una vita sociale molto intensa, sono abili predatori solitari: ogni animale occupa un proprio terreno di caccia, sufficiente a garantirgli acqua e cibo in tutte le stagioni e a offrire un rifugio sicuro per i cuccioli. La solitudine è interrotta solo nella stagione degli amori, quando il maschio rimane per pochi giorni vicino alla femmina. Con la fine dell’estro, il periodo di recettività della femmina, questo breve sodalizio si interrompe e terminano anche gli impegni del maschio: se è stata fecondata, la femmina affronterà da sola la gravidanza, il parto e il duro impegno di crescere i cuccioli. Per alcuni mesi, la madre godrà della compagnia dei figli, che presto però si allontaneranno per cercare un proprio territorio.
Il gatto, come la maggior parte dei felidi, tende a insediarsi stabilmente in un territorio, difendendo la proprietà dall’intrusione di estranei. Il legame con l’area in cui vive è esclusivo, antico e radicato, tanto che l’animale viene spesso accusato di essere più affezionato alla casa che ai suoi occupanti. Trattandosi di un cacciatore solitario, la cui sopravvivenza dipende esclusivamente dalla propria abilità e dalla disponibilità di prede, non è certo strano che il piccolo felino metta al primo posto il territorio piuttosto che l’amicizia. Il gatto è dunque un individualista, che preferisce scegliere da solo dove e con chi stare, e mal sopporta imposizioni e limiti, ma non è certo un asociale. Proprio la vita con l’uomo gli ha permesso di esprimere un comportamento decisamente più gregario rispetto agli antenati selvatici, tanto da meritarsi l’appellativo di “leone urbano”. Nelle aree rurali, i gatti che vivono con fissa dimora, ma al di fuori del diretto controllo dell’uomo, tendono a raggrupparsi in piccoli nuclei matriarcali, composti da femmine adulte imparentate, dai loro gattini, da giovani subadulti e da uno o più maschi, I colorati mici che alla sera si affollano intorno alla ciotola del cibo sono probabilmente i discendenti di un’unica gatta, la fondatrice della colonia. Mentre i giovani maschi tendono a disperdersi quando raggiungono la maturità sessuale, le femmine rimangono nel territorio della madre, contribuendo a ingrandire la colonia.
Proprio come nei gruppi di leonesse, gli estranei vengono scacciati dai residenti, che si dimostrano però più tolleranti verso i maschi adulti. Questi rappresentano infatti dei possibili partner, sono più grandi e aggressivi di una femmina, inoltre non sono in competizione con le gatte presenti per la crescita dei cuccioli. Anche se condividono il cibo fornito dall’uomo, i gatti rimangono dei predatori solitari e al calare della sera si allontanano silenziosamente verso prati e boschi, in caccia di piccole prede.
In città la facilità di trovare del cibo e la protezione offerta dall’uomo permettono a un numero ancora maggiore di gatti di concentrarsi nella stessa area: i giardini di un ospedale, il cimitero, l’area archeologica cittadina sono solo alcuni dei luoghi preferiti dalle popolose colonie di gatti, che in genere mantengono al proprio interno la divisione in piccoli gruppi matriarcali. Il gatto non sempre rinuncia alla solitudine di propria iniziativa, ma sa fare di socialità virtù: in casa si lega ai compagni umani, ai quali dimostra in molti e piacevoli modi il proprio affetto e può tollerare, accettare e perfino gradire la presenza di altri gatti, cani o altri animali.

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