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Il gatto e la fine della vita. 

gatto morte«I gatti, come gli altri animali, soffrono della morte dei propri simili, ma non sanno che la stessa sorte capiterà a loro. Solo l'uomo riesce a fare è il ragionamento: "Se un essere uguale a me muore, allora prima o poi toccherà anche a me", e tantomeno hanno le facoltà per comprendere cosa sia il suicidio.» 

Ne è convinto l’etologo Danilo Mainardi attraverso le pagine di Focus Extra, che dedica il nuovo numero proprio al tema della morte. «In molti animali, specialmente quelli evoluti e che hanno una vita sociale, c’è l’evidente consapevolezza della morte altrui, che spesso dà luogo a sofferenza. Ho visto personalmente - dice l’esperto - due giovani gorilla soffrire in modo evidente per la morte del loro padre e capobranco». Tuttavia «ciò che solo l’uomo riesce a fare è il ragionamento che se un essere uguale a me muore, allora prima o poi toccherà anche a me. Manca cioè, negli animali, la coscienza della propria morte».
Neppure una serie di comportamenti messi in atto da alcuni animali poco prima di morire, sembrano convincere Mainardi sulla presunta consapevolezza - sostenuta da altri etologi - che la fine sia vicina: «Pensare che un animale sappia di essere prossimo alla morte è una nostra deduzione. Gli occhi tristi con cui gli animali domestici sembrano salutare il padrone di casa prima di morire possono essere solo il segno di una loro sofferenza fisica, capace di provocare paura e smarrimento. Mentre l’allontanamento che si osserva negli animali sociali dal branco di appartenenza potrebbe essere spiegato con la loro incapacità di restare nel gruppo, per la vecchiaia o la malattia». Secondo l’etologo dunque è improprio parlare di "suicidio" in relazione al mondo animale: «Se per suicidio intendiamo la volontà di morire - conclude Mainardi - allora direi che non esiste nessun caso noto negli animali».

 

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